In ogni tacito frammento di respiro
appare evidente il fallimento della lotta.
Ripeto le parole come gusci vuoti, suoni senza peso, per ribadirne il concetto, perché a volte sarebbe meglio tacere - la rabbia parla per me e poi devo combattere con quel che ho detto, difendere quello che mi sono cucita addosso e che non sempre mi cade bene sulla pelle. La gioia languisce. Affondo e affogo e nuoto nel fango paludoso, propongo e impongo e poi resto sola. Scivolo nell'acqua che sembra uno specchio e come una madre asfissiante m'inghiottisce e m'ingoia.
Un sorriso, mi dicono, per la nuova carta d'identità. Ma mi sono quasi scordata come si fa.